Cinque statuette per The artist, cinque per Hugo Cabret, una per Midnight in Paris. Non so se ci avete caso, ma è un trionfo di film ambientati in un’epoca completamente diversa dalla nostra. Gli anni ’20 impazzano al cinema e improvvisamente piume, frange e lustrini sono diventati incredibilmente cool.
Complice una festa anni ’20 organizzata a fine anno, ammetto che anch’io mi sono molto appassionata al genere. Messi da parte i mitici ’60, improvvisamente venuti a noia con la contestazione, il ’68, woodstock, le femministe, etc. ho inaugurato una passione per i Roaring Twenties: i ruggenti anni ’20. La nascita del cinema, l’età del jazz, il charleston, le flapper girls, i cabaret. E ancora le frange, le piume, il taglio alla maschietta, le mary jane.
Microcosmi come Montmartre pullulano di artisti. In questi anni vivono a Parigi alcuni tra i più grandi artisti del secolo: Pablo Picasso, Salvador Dalì, Ernest Emingway, Amedeo Modigliani, Man Ray, Getrude Stein, Francis Scott e Zelda Fitzgerald.
Quello che oggi colpisce, credo, è la voglia di andare avanti, l’ottimismo con cui quella generazione si buttò il passato alle spalle e si tuffò nel futuro con tutta la fiducia possibile.
Se penso ad un’opera letteraria che possa celebrare adeguatamente i Twenties mi viene immediatamente in mente Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald.
Jay Gatsby è un personaggio enigmatico, circondato da un alone di leggenda. Nessuna sa davvero chi sia nè come sia diventato così ricco, ma questo non impedisce a nessuno di frequentare le sue feste. Fin dal principio della storia Gasby appare un uomo molto solo, chiuso in un senso di rivalsa e teso alla realizzazione di un sogno romantico. Ogni scelta della sua vita sino a questo momento è stata finalizzata alla realizzazione di questo sogno. Daisy Fay, la ragazza che egli ama e che gli ha giurato eterna fedeltà, durante la guerra si è sposata con un altro uomo.
Nell’illusione di poter ritrovare l’antico amore, Gatsby cerca l’incontro con Daisy accarezzando l’ideale che tutto possa essere inalterato, che ogni cosa possa riprendere esattamente dal punto in cui l’avevano lasciata qualche anno prima.
“Pretendeva nientemeno che Daisy andasse da Tom a dirgli: “Non ti ho mai amato”. Dopo che avesse cancellato quattro anni con quella frase, avrebbero potuto decidere sui passi più pratici da fare. Uno di questi consisteva nel ritornare a Louisville, dopo che Daisy fosse stata libera, e sposarsi in casa di lei come se fossero stati ancora al punto di cinque anni prima” E di fronte alle perplessità del suo interlocutore: “Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può” risponde Gatsby”.
Il sogno sembra ormai non poter più sfuggirgli e Daisy alimenta questa illusione, ma il sogno e la realtà non possono riunirsi. Innocenza e ricchezza non vanno d’accordo e nello scontro finale l’una avrà la meglio sull’altra.
È significativo in fondo che la stessa vita di Francis Scott e Zelda Fitzgerald si regga in quegli anni sui medesimi equilibri precari. Sono stati definiti la coppia più rappresentativa dei Twenties. Conducono una vita frenetica tra feste, viaggi e arte. La loro parabola di felicità tuttavia è destinata al tramonto, si lasceranno e moriranno soli: lui alcoolizzato e dimenticato da tutti in un ospedale ad Hollywood nel 1940 e lei nell’incendio di una casa di riposo, dove era ricoverata per schizofrenia.
Il grande Gatsby è un capolavoro della letteratura americana e mi rendo conto di non avere i mezzi creativi per una recensione degna di questo libro. In questo caso il paragrafo finale è così ben scritto che credo non occorra aggiungere altro:
“E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’é sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia … e una bella mattina…
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.”
Ah, dimenticavo, anche The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore ha vinto un Oscar come miglior corto di animazione!